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Il Castello di Melfi ospita nel suo nucleo centrale il Museo del Melfese polo museale di eccellenza

il Castello

ll Castello e' stato dimora di re e di papi e sede di parlamenti e di concili. La visita consente di conoscere Ia storia antica di questa zona della Basilicata non solo attraverso l'esposizione archeologica, ma anche percorrendo le sale e gli esterni dove rimane l'impronta del grande Federico II di Svevia. Il primo nucleo, a pianta quadrata con torri angolari, e' di origine normanna e fu edificato tra l'XI e il XII secolo per volere di Roberto il Guiscardo, nominata duca di Puglia e di Calabria da papa Niccolo' II. Nel Castello, tra il 1059 e il 1101, si svolsero quattro concili papali e, nel 1089, fu bandita la prima Crociata. Consistenti opere di ristrutturazione e ampliamento furono intraprese dall'imperatore Federico II di Svevia (1194-1250) che scelse Melfi tra le sue residenze e promulgo' nel Castello le famose "Constitutiones Melphitanae" (1231), il primo testo di leggi scritte nell'eta medioevale, redatto da Pier delle Vigne e Riccardo da Capua.

Augustales

Angioini - Caracciolo - Doria

La fortezza divenne in seguito dimora di Carlo I d'Angio' re di Sicilia che ordino', nel 1280, la costruzione di alcuni vani attigui alia Sala del Trono, di tutta l'ala nord-est con la cinta muraria e di tre cortili. Altri ampliamenti vennero realizzati nel 1460 da Giovanni II Caracciolo. Nel 1531 l'imperatore Carlo V dono' il feudo di Melfi all'ammiraglio Andrea Doria, come ricompensa per i servizi ricevuti. Tra il XVI e il XVIII secolo il Castello venne trasformato da fortezza militare in residenza nobiliare dai Doria che ne conservarono la proprieta sino al 1952, anno della donazione da parte di Andrea Doria Pamphilj allo Stato italiano. In seguito ai numerosi interventi costruttivi, il Castello ha assunto forma di poligono irregolare, circondato da un fossato e munito di otto torri . Vi si accede mediante un ponte, in origine levatoio. Il settecentesco portale d'ingresso in pietra bianca e' sormontato da un'epigrafe con dedica a Zenobia, figlia di Marcantonio del Carretta e sposa del principe di Melfi, Gian Andrea Doria (1590).

IL RESTAURO DEL CASTELLO

Le opere di consolidamento e di restauro del Castello, gravemente danneggiato in seguito ai numerosi terremoti verificatisi in Basilicata, sono state lunghe e complesse, proprio per le dimensioni del monumento e per i rifacimenti che nei secoli lo hanno interessato. I lavori compiuti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici della Basilicata hanno consentito di raccogliere informazioni importanti per completare le conoscenze sui Castello e sulla sua storia. Il primo significativo intervento si svolse tra il 1965 e il 1968: furono restaurati il Salone degli Armigeri, la sovrastante Sala del Trono e il corpo centrale di origine normanna. Venne consolidata anche la cinta muraria. Nel 1970 la destinazione del Castello di Melfi a sede del Museo Archeologico rese necessaria il consolidamento di alcuni ambienti a piano terra, al fine di consentire l'apertura di una prima sezione del Museo. A questa data risale la collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Architettonici e la Soprintendenza Archeologica. Il violento terremoto del 1980 provoco' ulteriori dissesti generali. Fu allora necessaria eseguire sostanziali opere che sono state concluse con il completamento dei lavori di restauro delle sale museali.

LA QUADRERIA DORIA

AI primo piano nelle "sale Doria" sono collocate alcune tele della quadreria. Il castella veniva utilizzato dai Principi per brevi soggiorni stagionali in occasione delle battute di caccia, fatto che spiega l'invio da Genova di tanti dipinti con soggetti venatori per essere posti a decorazione delle pareti nella dimora di Melfi. La serie di quindici tele con soggetti di caccia, un nucleo di opere di soggetto sacro, oltre al telero raffigurante lo Stato di Melfi, costituiscono il corpus della Raccolta melfitana.

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